La fine di un’era giallorossa: Ranieri cacciato, Gasperini incoronato, Massara con le ore contate

DiGiulia Sonnino

Apr 25, 2026

La crisi era latente da mesi. È deflagrata in pochi giorni, lasciando sul campo Claudio Ranieri, allontanato con un comunicato gelido dopo una carriera che con la Roma ha avuto le sue radici più profonde. Tutto ha avuto inizio — o almeno ha trovato il punto di non ritorno — nelle parole pronunciate da Sir Claudio prima della partita contro il Pisa. Una difesa pubblica dell’operato della società, letta da Gasperini e dall’ambiente come un attacco diretto alla sua gestione. Nelle ore successive, Ranieri aveva già fatto sapere ai Friedkin che se era lui il problema, era disposto a farsi da parte. Ma senza presentare dimissioni formali. Una distinzione sottile, decisiva. Il tecnico piemontese, nel frattempo, aveva posto ai proprietari americani un ultimatum netto: qualsiasi forma di convivenza con Ranieri era impossibile. I Friedkin lo hanno ascoltato. Giovedì hanno deciso, e venerdì mattina è arrivato il comunicato.

“L’AS Roma comunica che il rapporto con Claudio Ranieri è terminato. Il Club desidera ringraziare Claudio per il suo significativo contributo alla Roma. Ha guidato la squadra in un momento molto difficile e saremo sempre grati per i suoi sforzi. Guardando al futuro, la nostra direzione è chiara. Il Club è solido, con una leadership forte e una visione ben definita. L’AS Roma verrà sempre al primo posto”.

Poche righe, senza la firma di Dan o Ryan Friedkin in calce. Nessun riferimento al ruolo di senior advisor che Ranieri ricopriva. Solo il lavoro da allenatore citato nei ringraziamenti, come se il resto non fosse mai esistito.

Il contrasto con l’annuncio del 14 novembre 2024 — “Ranieri rappresenta un simbolo dei valori del club ed è uno degli uomini di sport romani più apprezzati nel mondo” — è stridente. C’è anche un retroscena da raccontare. La stesura del comunicato è stata oggetto di forte contrasto tra Ranieri e la società, ragione del ritardo nella diffusione tra giovedì sera e venerdì mattina. Ranieri non era disposto a firmare una versione condivisa e avrebbe persino chiesto — senza ottenerlo — che il nome di Gasperini non comparisse nel testo. Nelle ultime ore prima della rottura definitiva, il senior advisor aveva tentato ancora una volta di difendere la posizione di Massara e dello staff medico: due fronti sui quali Gasperini aveva espresso riserve ferme, incompatibili con una sua permanenza. Un tentativo che avrebbe accelerato la decisione dei Friedkin. Chi gli è vicino riferisce che Ranieri continua a ripetere che prima o poi la verità verrà fuori.

Nel pomeriggio, Ranieri ha affidato la sua versione all’Ansa: “L’interruzione del rapporto di Senior advisor è dipesa da una determinazione unilaterale della società. Lo preciso per dovere di trasparenza, chiarezza del proprio agire, fedeltà alla verità dei fatti e amore per la maglia che rappresenta la seconda pelle. Ringrazio la famiglia Friedkin, la squadra, i dipendenti e l’intero popolo giallorosso per l’immenso affetto tributato nel corso degli anni, sempre integralmente ricambiato. Forza Roma sempre”. Licenziato, non dimissionario. Il messaggio è chiaro.

Gasperini si è presentato in sala stampa a Trigoria circa un’ora e mezza dopo la pubblicazione del comunicato. Apparso a tratti nervoso, ha però rivendicato la fiducia ricevuta senza mai nominare Ranieri. “C’è l’evidenza di due cose. Una la fiducia, che non mi è mai mancata da parte della società fin dal primo giorno che ci siamo conosciuti e incontrati, c’è sempre stato da parte loro questo sostegno. L’altra cosa molto importante nel comunicato è che la Roma è davanti a tutto”. Su quanto accaduto: “Non partecipo a questa macchina del fango quotidiana. Continuo a lavorare sulla squadra e a cercare di fare bene con il Bologna”.

Il passaggio più rivelatore ha però riguardato Massara. Parole che suonano come una sentenza: “Più che mai c’è bisogno di lavorare di squadra. In sede di mercato l’allenatore deve fare il suo ruolo, ma deve essere complementare con il ds e devono saper lavorare insieme. Dovrebbero essere responsabili insieme, nel bene e nel male, dei risultati e della formazione di una squadra. Dovrebbero quasi viaggiare in coppia. Massara è complementare con me? Ricky è una bravissima persona, ma sotto l’aspetto tecnico non siamo riusciti ad avere feeling. Sempre e solo riferito alla squadra, non c’è mai stato niente di personale. Se si può andare avanti insieme lo decide la società, non io”. Parla già al passato. Il ds, che giovedì era all’estero per incontri di mercato e venerdì si è recato a Bologna con la squadra, non si dimetterà. Ma la sfiducia pubblica dell’allenatore che i Friedkin hanno appena incoronato vale quanto un foglio di via. La società dovrà trovare un successore: Giuntoli in pole, D’Amico, Paratici e Manna sullo sfondo.

A chiudere il cerchio è la seconda parte del comunicato, quella che ha di fatto consegnato le chiavi del club a Gasperini: “Abbiamo piena fiducia nel percorso che ci attende sotto la guida tecnica di Gian Piero Gasperini, con l’obiettivo condiviso di crescere, migliorare e ottenere risultati all’altezza della nostra storia”. Parole che lo stesso tecnico ha giudicato significative al di là del contesto. Pieni poteri, pieni onori, pieni oneri.

Quella che resta, però, è una Roma che si prepara ad affrontare una delle estati più delicate degli ultimi anni senza un direttore generale, con un direttore sportivo esautorato e con uno staff medico destinato ad essere azzerato. Con le cessioni per il Fair Play Finanziario da completare, con le decisioni sui rinnovi dei contratti in scadenza da prendere e con i futuri acquisti da programmare. E con il ricordo amaro di come è finita per Claudio Ranieri: un uomo che aveva risposto presente in diversi momenti bui del club, liquidato con un comunicato che non porta nemmeno la firma di chi lo ha cacciato. Meritava di meglio.

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